Chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate: Circolare 9/E del 23/07/202111111

Come compilare i modelli MISE per la comunicazione
degli investimenti agevolati da Transizione 4.0.

Le 2 leggi di riferimento per Transizione 4.0, quelle che hanno sancito il passaggio da “super e iper ammortamento” a “credito di imposta” per gli investimenti nel paradigma di Industria 4.0, cioè la L. 160/19 e la L. 178/20, contemplano l’invio di una apposita comunicazione al MISE dell’inizio della fruizione del credito di imposta derivante dagli investimenti 4.0, a fini statistici per monitorare la diffusione e l’utilizzo della misura agevolativa e soprattutto delle tecnologie abilitanti che sono alla base di Industria 4.0.

Ricordiamo che questo tipo di credito d’imposta può essere nascere da:  

  • Investimenti in beni strumentali nuovi 4.0
  • Ricerca & Sviluppo & Innovazione & Design
  • Formazione 4.0

In coda a questi, sono previsti anche gli “Investimenti in beni non 4.0” per cui è prevista una misura agevolativa di entità minore, sempre sotto forma di credito di imposta, ma per i quali non è prevista la comunicazione dei dati.

I beni “non 4.0” sono quelli non inclusi negli Allegati A o B della L. 232/16, strumentali all’attività d’impresa che devono essere comunque ordinari e nuovi, di tipo materiale (es.: macchinari, dispositivi, apparecchiature) o immateriale (es.: software).

Inizialmente la comunicazione era stata indicata come obbligatoria, mentre dalle dichiarazioni e dai chiarimenti successivi è stata indicata come facoltativa e “non ostativa” per la fruizione delle agevolazioni di legge, complice anche il fatto che i modelli indicati dalle leggi sono stati solo recentemente messi a disposizione dal MISE, pur con qualche piccolo errore formale che supponiamo verrà presto risolto.

Il 6 ottobre 2021 sono stati firmati 3 decreti direttoriali che sanciscono la mancanza di eventuali ripercussioni per l’azienda in caso di mancato invio dei modelli richiesti.

Nello specifico si stabilisce che:

  • l’inosservanza dell’invio dei modelli non comporta la revoca dell’agevolazione;
  • il mancato invio non provoca conseguenze in caso di verifica da parte dell’Amministrazione finanziaria;
  • i dati e le informazioni richieste serviranno ai soli fini statistici e di monitoraggio dell’andamento, diffusione ed efficacia delle misure del Piano Transizione 4.0.

I modelli potranno essere usati per entrambe le leggi di bilancio che costituiscono Transizione 4.0 cioè la L. 160/19 e la L 178/20.

I modelli di comunicazione devono essere firmati digitalmente dal legale rappresentante dell’impresa e  trasmessi in formato elettronico tramite PEC all’indirizzo benistrumentali4.0@pec.mise.gov.it, secondo gli schemi disponibili nel sito del Mise: https://www.mise.gov.it/index.php/it/93-normativa/decreti-direttoriali/2042769-decreto-direttoriale-6-ottobre-2021-modello-comunicazione-credito-d-imposta-beni-strumentali.


Fin qui le informazioni relativamente alla parte per così dire burocratica; come affrontare però la compilazione dei moduli?

Cominciamo con il dire che una parte è più afferente all’area amministrativa dell’azienda e una parte invece all’area tecnica dell’investimento, che richiede di entrare nello specifico dettaglio delle caratteristiche dei beni e del processo produttivo in cui sono inseriti.

Proviamo a scorrere insieme il modulo che probabilmente sarà quello maggiormente diffuso, perlomeno in prima battuta, ossia il modello per i beni strumentali 4.0, “DD-Modello-comunicazione-credito-dimposta-beni-strumentali-4.0”:

Le informazioni da inserire in questa prima parte tipicamente sono patrimonio dell’ufficio amministrazione aziendale e/o del commercialista/fiscalista, in quanto pur riportando dei riferimenti all’iperammortamento, all’utilizzo di un innovation manager o del voucher manager, non richiedono l’indicazione di informazioni prettamente tecniche.

La parte successiva si inoltra invece in quelle che sono alcuni dei particolari tecnici macro degli investimenti:

Selezionare a quali tecnologie abilitanti sono da ricollegare gli investimenti richiede un approfondimento tecnico che alle volte può non risultare immediato per l’azienda, a meno che al suo interno non abbia del personale competente e qualificato in tal senso e tipicamente riferibile all’IT (Information Technology) o all’OT (Operational Technology).

Per un ripasso e un dettaglio delle 9 tecnologie abilitanti possiamo fare riferimento a questo nostro articolo INSERIRE LINK.

Esempi in ambito industriale

Molto spesso in ambito industriale ci si trova dinanzi alla Horizontal/Vertical Integration, intesa come l’adozione, da parte dell’azienda, di sistemi informativi che interagiscano tra funzioni e dipartimenti interni all’azienda (integrazione orizzontale) o con clienti e fornitori (integrazione verticale).

Dal nostro punto di osservazione assistiamo assai più frequentemente all’integrazione orizzontale rispetto a quella verticale, per esempio nei casi in cui si incontra una macchina a controllo numerico che interagisce con un MES (Manufacturing Execution System) che magari a sua volta è collegato con un ERP o un software gestionale.

Abbiamo assistito tipicamente anche a un’integrazione verticale in alcuni casi tra azienda controllante (multinazionale) e azienda controllata nell’ottica di gestione ordini, pianificazione della produzione e delle consegne dall’una all’altra, nell’ambito dello stesso gruppo societario. Molto raramente in altri ambiti.

Quindi, p.es., nel caso di una macchina a Controllo Numerico collegata a un MES, si potrebbe ricondurre appunto alla Horizontal/Vertical Integration.

Qualora nel nostro processo produttivo avessimo impiegato anche un robot collaborativo, collegato a un tornio, per esempio, e collegati tutti a un MES, allora potremmo ricondurci ad Advanced Manufacturing Solution e a Horizontal/Vertical Integration

Se avessimo introdotto anche una rete di sensori per monitorare le condizioni di lavoro delle macchine o il rilevamento di dati e paramentri utili ad assicurare e tracciare la qualità del processo, allora potremmo indicare la tecnologia abilitante designata come Industrial Internet of Things (IIoT).

Una stampante 3D sicuramente è riconducibile all’Additive Manufacturing.

Poiché poi il fatto di abilitare lo scambio dati tra funzioni e dipartimenti aziendali e anche con fornitori e aziende esterne è ormai un fondamento di Industria 4.0, l’azienda potrebbe (o dovrebbe!) pensare anche a proteggersi da intrusioni esterne nei propri sistemi informativi, a cui sono collegate anche le macchine, per usi impropri dei dati generati e condivisi all’interno dell’azienda, fino anche a difendersi da attacchi volti a impadronirsi di dati riservati o a produrre danni nel processo produttivo dell’azienda. In questo caso implementare, per esempio dei software riferiti alla Cyber Security sarà cruciale.

Esempio in ambito agricolo

L’utilizzo di macchine e attrezzi in ambito agricolo improntate a quella che è l’agricoltura di precisione, anche indicata come Agricoltura 4.0, omologamente a Industria 4.0, si fonda su diversi paradigmi riconducibili ad alcune delle 9 tecnologie abilitanti.

Ad esempio, il tipico caso di una trattrice agricola con eventuali attrezzi connessi in ISOBUS, a sua volta collegata all’ufficio della sua azienda tramite un portale e applicazioni “web-based” messe a disposizione dal produttore della macchina o da fornitori terzi, si può ricondurre ancora al caso di Horizontal/Vertical Integration ma anche di Cloud Computing.

Se l’azienda si fosse dotata di un software per acquisire da tutte le proprie attrezzature (p.es. mietitrebbie proprie o di terzisti) le mappe di resa di tutti i campi lavorati, per farle poi analizzare ed elaborare da un agronomo al fine di predisporre mappe di prescrizione per le successive attività di semina nei vari appezzamenti, si potrebbe far riferimento a Big Data & Analytics con l’obiettivo di migliorare la produttività delle risorse aziendali.

Tornando alla parte seguente del documento di comunicazione al MISE troviamo una parte tecnica con una appendice amministrativa-finanziaria:

In questo caso bisogna indicare quale tipo di bene strumentale (macchinario o dispositivi) è oggetto dell’investimento.

Il modulo stesso nelle ultime pagine riporta la lista delle categorie di riferimento.

A titolo di esempio:

Allegato A, Sezione 1, Voce/Categoria 1.1: macchine utensili per asportazione.

Il riferimento in questo caso è alle macchine di trasformazione di pezzi (metallo, compositi, marmo, polimeri, legno, ceramica, ecc.) come ad esempio torni a CN, centri di lavoro, centri di rettifica, e così via.

In questo caso viene in aiuto la perizia e l’analisi tecnica usualmente redatte da un perito abilitato:

  • in quanto nella perizia viene riportata la categorizzazione dell’investimento in formato sintetico (es.: 1.1) o in forma estesa “macchine utensili per asportazione
  • nell’analisi tecnica tipicamente, facendo rifermento ai modelli pubblicati dal MISE (il cui utilizzo però è suggerito ma non obbligatorio), nell’ultima parte riporta una cosiddetta check-list “Check List 1 – Beni allegato A, strumentali il cui funzionamento è controllato da sistemi computerizzati o gestito tramite opportuni sensori e azionamenti (par. 11 Circ. AE 4/E)” e vedrà selezionata la casella “A11_01” indicante appunto le “macchine utensili per asportazione”.

La dicitura sintetica può variare lievemente da documento a documento ma l’impostazione comune è quella di riportare il riferimento dell’Allegato A, della Sezione (1, 2 o 3) e della Categoria/Voce del bene in oggetto.

Per cui, per esemplificare, diciture come:

  • 1.1. oppure A11_01 si riferiscono entrambe alle “macchine utensili per asportazione (…)” (Allegato A, Sezione 1, Categoria/Voce 1)
  • 2.2 oppure A12_02 si riferiscono ad “altri sistemi di monitoraggio in process (…)” (Allegato A, Sezione 2, Categoria/Voce 2)
  • 3.4 oppure A13_04 si riferiscono ad “interfacce uomo-macchina (HMI) intelligenti (…)” (Allegato A, Sezione 3, Categoria/Voce 4)

Invece il riferimento alle tecnologie abilitanti riconducibili all’investimento non trovava spazio nei documenti proposti a suo tempo (15.12.2017) dal MISE, pertanto, il nostro suggerimento è che d’ora innanzi il perito provveda a darne indicazione in perizia o nell’analisi tecnica o comunque lo suggerisca all’azienda qualora questa non sia autonoma nell’individuazione e scelta tra quelle proposte nei moduli di comunicazione al MISE.

È presente poi una parte successiva dedicata alla fruizione di eventuali altre sovvenzioni pubbliche:

di competenza amministrativa e non tecnica.

L’ultima parte è riservata ai beni appartenenti Allegato B, ossia ai beni immateriali (software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni).

Anche in questo caso si può far riferimento alla lista presente a fine documento MISE che esemplifica le diverse categorie (voci).

Esempio industriale

Riprendendo l’esempio di un tornio con un MES, ecco che si può individuare questo software nella Voce/Categoria n. 4: pertanto si potrà selezionare la voce 4, in maniera più immediata rispetto alla parte riservata ai beni materiali.

È presente poi una parte successiva, anche in questo caso dedicata alla fruizione di eventuali altre sovvenzioni pubbliche:

di competenza amministrativa e non tecnica.

NOTE:

Nota 1:

Un’attenzione particolare va riservata anche alla dicitura riportata nel modulo di comunicazione al MISE che recita Beni immateriali (software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni) connessi a investimenti in beni materiali «Industria 4.0».

Infatti le agevolazioni sui beni immateriali, ai tempi delle leggi di riferimento per l’iperammortamento (Industria 4.0 e Impresa 4.0), erano subordinate all’effettuazione di un investimento in beni materiali.

Perciò, riprendendo il nostro esempio, se l’azienda avesse acquistato un MES, senza aver acquistato in precedenza o in concomitanza anche un tornio, non avrebbe avuto diritto a fruire dell’agevolazione sul software.

Questo vincolo è però decaduto con l’avvento di Transizione 4.0 pertanto è possibile acquistare un bene pertinente all’Allegato B e fruire della relativa agevolazione anche in mancanza di un investimento in un macchinario.

Nota 2:

Il modulo del MISE sembra aver dimenticato di integrare le aggiunte apportate dalla legge di bilancio 2018 che ha inserito in coda all’Allegato B altre 3 categorie/voci rispetto alla versione iniziale, ossia:

  • sistemi di gestione della supply chain finalizzata al drop shipping nell’e-commerce;
  • software e servizi digitali per la fruizione immersiva, interattiva e partecipativa, ricostruzioni 3D, realtà aumentata;
  • software, piattaforme e applicazioni per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intrafabbrica, fabbrica-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field)

che portano il numero di voci totali a 23 contro le 20 indicate nel documento.

Ci aspettiamo che presto vengano aggiornati e resi disponibili i moduli per emendare l’errore.


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Chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate: Circolare 9/E del 23/07/2021

Credito d’imposta Beni Strumentali: chiarimenti sulla Circolare n. 9/E dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato alcuni chiarimenti sul credito d’imposta beni strumentali (ex super/iper ammortamento, misure modificate dalla Legge di Bilancio 2020), attraverso la Circolare n. 9/E.

Tra i chiarimenti più rilevanti previsti dalla Circolare 9/E evidenziamo quelli relativi all’arco temporale di applicazione: il periodo che va dal 16 novembre 2020 al 30 giugno 2021, è disciplinato contemporaneamente dalla Legge di Bilancio 2020 e dalla Legge di Bilancio 2021.

Nel caso in cui gli investimenti siano stati effettuati in questo arco temporale, la circolare 9/E chiarisce che:

  • si applica la Legge di Bilancio 2020 agli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 si è proceduto all’ordine vincolante, è stato versato un acconto pari almeno al 20% e siano completati entro il 30 giugno 2021;
  • si applica la Legge di Bilancio 2021 nei casi in cui non si sia proceduto all’ordine vincolante e pagato un acconto pari almeno al 20%, alla data del 15 novembre 2020.

 

DURC

La Circolare 9/E specifica che è necessario essere in possesso di Durc regolare al momento della compensazione del credito d’imposta. Il DURC deve risultare in corso di validità all’atto di ciascun utilizzo in compensazione. Il DURC irregolare preclude la fruizione del credito d’imposta spettante e nel caso sia stato utilizzato, il credito è da ritenersi indebito.

 

Utilizzo del credito d’imposta oltre il terzo anno successivo a quello di entrata in funzione o di interconnessione del bene agevolato

Premesso che il credito d’imposta deve essere fruito in tre quote annuali di pari importo tramite compensazione in F24 a decorrere dall’anno di entrata in funzione o di interconnessione, l’Agenzie delle Entrate precisa che la ripartizione in quote annuali risponde alla necessità di porre un limite annuo all’utilizzo del credito. Pertanto, nel caso in cui la quota annuale non sia utilizzata, l’ammontare residuo può essere portato avanti nelle dichiarazioni dei periodi di imposta successivi, andando a sommarsi alla quota fruibile in quell’anno.

L’AdE ha quindi smentito una risposta di un’Agenzia delle Entrare regionale che qualche giorno prima, in una risposta a un interpello, aveva considerato i 3 anni come periodo massimo di fruizione.

 

Utilizzo del credito d’imposta in un’unica quota annuale per i beni ordinari

In base alle modalità introdotte dal Decreto Sostegni Bis, per gli investimenti effettuati tra il 16 novembre 2020 e il 31 dicembre 2021, l’utilizzo del credito in una quota unica annuale rappresenta una facoltà, quindi non è obbligatorio. Nel caso in cui tale facoltà non venga esercitata, il beneficiario può scontare il credito in tre quote annuali di pari importo a decorrere dall’anno di entrata in funzione/interconnessione dei beni, come già previsto dalla normativa.

 

Ritardo nell’interconnessione

Nella Circolare 9/E, l’AdE torna a fare chiarezza sul ritardo nell’interconnessione del bene. Il quesito è se questo ritardo può ostacolare la completa fruizione del credito d’imposta o produce un semplice “slittamento” del momento in cui si può iniziare a godere del beneficio. L’AdE risponde che, in caso di disallineamento temporale tra l’entrata in funzione del bene “industria 4.0” e la sua interconnessione, la fruizione del credito d’imposta avviene inizialmente in misura “ridotta” applicando le aliquote relative ai beni “ordinari”, per poi rinviare la fruizione del credito in misura piena a partire dall’anno di avvenuta interconnessione.

È necessario tener sempre presente che, come sottolineato dalla Risposta a interpello n.394, il bene da interconnettere deve essere dotato (già al momento dell’entrata in funzione) di tutte le caratteristiche tecnologiche richieste dal paradigma 4.0 e che l’interconnessione tardiva può essere dovuta soltanto alla necessità di completare l’infrastruttura informatica indispensabile ad interconnettere il bene.

 

Il credito d’imposta beni strumentali può essere trasferito in caso di operazioni straordinarie

L’Agenzia delle Entrate chiarisce anche che il credito d’imposta può essere trasferito in caso di conferimento d’azienda, di ramo d’azienda o in caso di altre operazioni straordinarie. Fermo restando il divieto di trasferimento del credito d’imposta per ragioni legate alla soggettività del credito, sono ammesse alcune eccezioni.

Il trasferimento della titolarità è infatti ammesso nei casi di fusione, successione per decesso dell’imprenditore individuale, scissione e cessione del ramo d’azienda che lo ha generato.

In linea generale, in presenza di operazioni straordinarie caratterizzate dal trasferimento dell’azienda o di un ramo d’azienda nel cui ambito è rinvenibile il bene agevolato, l’avente causa (cessionario) continuerà a fruire del credito maturato in capo al dante causa (cedente) indipendentemente dal sopravvenuto cambiamento di proprietà del complesso aziendale.

 

Documentazione: riferimento normativo da indicare sulle fatture

Sulle fatture, in caso di acquisti di beni strumentali effettuati a partire dal 16 novembre 2020, è necessario indicare:

  • il riferimento alla Legge di Bilancio 2020, per gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20%;
  • i riferimenti normativi alla Legge di Bilancio 2021, per gli investimenti intrapresi a decorrere dal 16 novembre 2020, per i quali alla data del 15 novembre 2020 non ci sia stato l’ordine e/o il versamento di un acconto di almeno il 20%.

 

Nel caso di documenti già emessi è possibile effettuare una correzione attraverso le modalità già indicate dalla risposta all’interpello n. 438 del 5 ottobre 2020.

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I4.0 legge 160 2019

Incentivi Industria 4.0 con la Legge di Bilancio n. 160/2019

CREDITO D’IMPOSTA PER GLI INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI (LEGGE DI BILANCIO 2020).

La Legge n. 160 del 27 dicembre 2019, all’articolo 1, commi da 184 a 197 (cd. ‘Legge di Bilancio 2020), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2019, ridefinisce la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano nazionale Impresa 4.0, introducendo unnuovo credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi, parametrato al costo di acquisizione degli stessi. Tale nuova disciplina, in vigore dal 1° gennaio 2020, sostituisce quelle previgenti del super ammortamento (Legge n. 208/2015, art. 1, commi da 91 a 94) e dell’iper ammortamento (Legge n. 232/2016, art. 1, commi da 8 ad 11), che restano applicabili agli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 31 dicembre 2019, ovvero ‘prenotati’ a tale data mediante:
  1. un ordine confermato dal fornitore;
  2. il versamento di un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione del bene.
La nuova agevolazione per gli investimenti in beni strumentali, mutua il suo ambito applicativo, oggettivo e soggettivo, dalla disciplina del super ed iper ammortamento, ma da maggiorazione del costo di acquisto del bene (e quindi da maggiorazione dell’ammortamento in dichiarazione dei redditi) diviene un credito d’imposta. La nuova norma prevede, infatti, la concessione di un credito d’imposta, utilizzabile esclusivamente in compensazione, dalle imprese che dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020 (ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 sia soddisfatta la duplice condizione relativa all’ordine ed all’acconto minimo del 20%), effettuino investimenti nei beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive localizzate sul territorio dello Stato.

Ambito oggettivo di applicazione del credito d’imposta

Gli investimenti per i quali viene riconosciuto il beneficio del nuovo credito d’imposta, risultano i seguenti:
  • Beni Materiali Strumentali Nuovi, di cui al comma 188, dell’art. 1, della Legge n. 160/2019 (beni ex super ammortamento);
  • Beni Materiali Strumentali Nuovi, secondo il modello Industria 4.0, di cui al comma 189, dell’art. 1, della Legge n. 160/2019 (beni ex iper ammortamento);
  • Beni Immateriali Strumentali Nuovi, secondo il modello Industria 4.0, di cui al comma 190, dell’art. 1, della Legge n. 160/2019 (beni ex iper ammortamento dei beni immateriali di cui all’Allegato B della cd. ‘Legge di Bilancio 2017’).
Le aliquote del credito d’imposta per le diverse tipologie di investimenti in beni strumentali, i limiti e modalità di utilizzo, possono essere riepilogati nel modo seguente:
Tipologia di investimenti Limite Credito d’imposta Utilizzo
Beni Materiali Strumentali Nuovi (comma 188) ex ‘super ammortamento’ fino ad euro 2 milioni 6% 5 quote annuali di pari importo
Beni Materiali Strumentali Nuovi di cui all’allegato A) della Legge di Bilancio 2017 (comma 189), ex ‘iper ammortamento’ beni materiali fino ad euro 2,5 milioni 40% 5 quote annuali di pari importo
oltre euro 2,5 milioni – fino ad euro 10 milioni 20%
Beni Immateriali Strumentali Nuovi di cui all’allegato B) della Legge di Bilancio 2017 (comma 190), ex ‘iper ammortamento’ beni immateriali fino ad euro 700.000 15% 3 quote annuali di pari importo
 

Soggetti interessati dal credito d’imposta

L’ambito applicativo soggettivo è esteso a “tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito. Sono escluse le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale o che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni. Sono inoltre escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.  Per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori”. (art. 1, co. 186, L. n. 160/2019)  

Utilizzo del Credito d’imposta in compensazione

Il credito d’imposta spettante è utilizzabile esclusivamente in compensazione sul modello F24 e “non si applicano i limiti di cui all’articolo 1, comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e di cui all’articolo 31 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122”. (art. 1, co. 191, L. 160/2019) L’utilizzo in compensazione del credito d’imposta:
  • decorre “dall’anno successivoa quello di entrata in funzione dei beni per gli investimenti di cui al comma 188, ovvero a decorrere dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione dei beni per gli investimenti di cui ai commi 189 e 190 (ovvero per i beni 4.0)”;
  • avviene in 5 quote annualidi pari importo, ridotte a 3 nel caso di beni immateriali di cui all’allegato B annesso alla Legge di Bilancio 2017;
  • richiede l’effettuazione di una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico, il cui modello, contenuto, modalità e termini di invio, verrà stabilito da un successivo apposito decreto direttoriale;
Il credito d’imposta non potrà formare oggetto di cessione o di trasferimento, neanche all’interno del consolidato fiscale.

Beni non agevolabili

Risultano esclusi dall’agevolazione (art. 1, comma 187, Legge n. 160/2019):
  • i beni compresi nell’articolo 164, comma 1, del TUIR (autoveicoli ed altri mezzi di trasporto);
  • i beni per i quali il D.M. 31 dicembre 1988 prevede coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%;
  • i fabbricati e le costruzioni;
  • i beni di cui all’allegato 3 annesso alla Legge 28 dicembre 2015, n. 208;
  • i beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti.

Credito d’imposta non imponibile e cumulabile

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRES, ne della base imponibile ai fini IRAP e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109 del TUIR. Il credito d’imposta è inoltre cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto gli stessi costi, purché tale cumulo, tenuto conto dell’esenzione IRES ed IRAP non determini il superamento del costo sostenuto.

Conservazione documentazione di spesa

I soggetti che si avvalgono del credito d’imposta, ai fini dei successivi controlli, sono tenuti a conservare, a pena di revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. Inoltre, le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati, devono contenere l’espresso riferimento alle disposizioni dei commi da 184 a 194 dell’articolo 1, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Perizia tecnica per i beni di costo superiore ad euro 300.000

In relazione agli investimenti previsti dai commi 189 e 190 (ovvero quelli ex ‘iper ammortamento’), il cui costo unitario sia superiore ad euro 300.000, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica semplice, rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali, od un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui all’allegato A) ed all’allegato B) della Legge n. 232/2016 e che sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Per i beni di costo unitario di acquisizione inferiore ad euro 300.000, in luogo della perizia tecnica (o dell’attestato di conformità) può essere adempiuto mediante una dichiarazione sostitutiva di atto notorio resa dal legale rappresentante.

Modalità di determinazione del credito d’imposta

Il credito d’imposta è parametrato percentualmente al costo di acquisto del bene determinato ai sensi dell’articolo 110, comma 1, lettera b) del TUIR. Per gli investimenti in leasing (ossia a mezzo di contratti di locazione finanziaria), si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni.

Restituzione del credito d’imposta

Qualora entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento i beni agevolati vengano ceduti a titolo oneroso o siano destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, il credito d’imposta viene ridotto in misura corrispondente, escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo. Il maggior credito d’imposta eventualmente già utilizzato in compensazione deve essere direttamente riversato dal soggetto entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si verifica l’evento, senza applicazione di sanzioni ed interessi.

Confronto tra Nuovo Credito d’Imposta e Disciplina vigente in precedenza

1. con riferimento agli investimenti in Beni materiali strumentali nuovi di cui al comma 188 (beni ex super ammortamento), va anzitutto precisato che il credito d’imposta si applica, alle stesse condizioni e negli stessi limiti, anche agli investimenti effettuati dagli esercenti arti e professioni. Per una società soggetta ad IRES 24%, il credito d’imposta del 6% accordato, rappresenta un’agevolazione leggermente inferiore a quella previgente nel cd. ‘super ammortamento’. Infatti, il beneficio stimabile in precedenza era del 7,2% (ossia pari al 24% del 30% di maggiorazione accordata nel 2019). In tabella si riepilogano le caratteristiche delle normative che si sono susseguite dal 2016 al 2019 in materia di ‘super ammortamento’, messe a confronto con il nuovo credito d’imposta previsto con decorrenza dal 2020:
Anno di investimento Metodo di fruizione agevolazione Limite in euro Aiuto % Periodo fruizione
2016 e 2017 maggiorazione del costo d’acquisizione senza limiti + 40% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
2018 maggiorazione del costo d’acquisizione senza limiti + 30% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
da 01/01/2019 al 31/03/2019 Nessuna agevolazione
da 01/04/2019 a 31/12/2019 maggiorazione del costo d’acquisizione fino a 2,5 milioni + 30% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
2020 Credito d’imposta fino a 2 milioni 6% 5 periodi d’imposta dal periodo successivo all’entrata in funzione
  2. con riguardo poi agli investimenti in Beni Materiali Strumentali Nuovi, secondo il modello Industria 4.0, di cui al comma 189 (beni ex iper ammortamento), per una società soggetta ad IRES 24%, il credito d’imposta del 40% accordato, rappresenta un’agevolazione leggermente inferiore a quella previgente nel cd. ‘iper ammortamento. Infatti, il beneficio stimabile in precedenza era per il primo scaglione del 40,8% (ossia pari al 24% del 170% di maggiorazione accordata nel 2019). In tabella si riepilogano le caratteristiche delle normative che si sono susseguite dal 2017 al 2019 in materia di ‘iper ammortamento’, messe a confronto con il nuovo credito d’imposta previsto con decorrenza dal 2020:
Anni Metodo di fruizione agevolazione Limite in euro Aiuto % Periodo fruizione
2017 e 2018 maggiorazione del costo d’acquisizione senza limiti + 150% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
2019 maggiorazione del costo d’acquisizione fino a 2,5 milioni + 170% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
da 2,5 milioni a 10 milioni +100% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
oltre 10 milioni e fino a 20 milioni +50% durata ammortamento fiscale ex D.M. 31/12/1988
2020 Credito d’imposta fino a 2,5 milioni 40% 5 periodi d’imposta dal periodo successivo interconnessione
oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni 20% 5 periodi d’imposta dal periodo successivo interconnessione
  3. Infine, con riferimento ai Beni Immateriali Strumentali Nuovi, secondo il modello Industria 4.0, di cui al comma 190, (beni ex iper ammortamento beni immateriali allegato B), per una società di capitali soggetta ad IRES 24%, il credito d’imposta del 15% accordato, rappresenta un’agevolazione decisamente superiore a quella previgente nel cd. ‘iper ammortamento’. Infatti, il beneficio stimabile in precedenza era per il primo scaglione del 9,6% (ossia pari al 24% del 40% di maggiorazione accordata nel 2019), sebbene con il limite massimo di investimento introdotto di euro 700.000. In tabella si riepilogano le caratteristiche delle normative che si sono susseguite dal 2017 al 2019 in materia di ‘iper ammortamento’, messe a confronto con il nuovo credito d’imposta previsto con decorrenza dal 2020 per gli investimenti in beni immateriali di cui all’Industria 4.0:
Anni Metodo fruizione agevolazione Limite  in euro Aiuto % Periodo di fruizione
2017, 2018 e 2019 maggiorazione del costo d’acquisizione senza limiti, ma con il vincolo di subordinazione al bene materiale + 40% durata ammortamento fiscale
2020 credito d’imposta Fino a 700 mila euro Assenza vincolo di subordinazione 15% 3 periodi d’imposta dal periodo successivo all’interconnessione

Considerazioni sui beni ordinari nel 2019, per la consegna entro il 30 giugno 2020

Chi ha ordinato i beni interessati dal cd. ‘super ammortamento’ pagando l’acconto del 20% entro il 31 dicembre 2019 può valutare se farli consegnare prima del 30 giugno 2020 (con il conseguente mantenimento del ‘super ammortamento’) oppure posticipare la consegna al periodo decorrente dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, facendo decadere l’effetto ‘prenotativo’ 2019 e beneficiare così del nuovo credito di imposta.

Primi chiarimenti di Telefisco di fine gennaio 2020

Le questioni su cui l’Agenzia è intervenuta, offrendo risposte scritte ai quesiti posti dagli esperti fiscali, sono quattro: la non applicazione della stretta sulle compensazioni prevista del decreto fiscale ai nuovi crediti d’imposta; come si fruisce il credito d’imposta in caso di interconnessione negli anni successivi; da quando parte il periodo di osservazione valido ai fini del recupero / recapture dell’incentivo in caso di delocalizzazione o dismissione del bene; come trattare gli investimenti in beni 4.0 “prenotati” nel 2018 e finalizzati nel 2020. Benché questi pareri non abbiano alcun valore ufficiale, sovente sono stati poi inseriti dall’Agenzia in successive circolari. Vanno quindi comunque tenuti in considerazione.
Credito d’imposta da agevolazioni fuori dal limite sulle compensazioni
L’articolo 3 del decreto legge 124/19 (decreto fiscale) impone che per fruire delle compensazioni derivanti da crediti d’imposta superiori a 5 mila euro occorra attendere il decimo giorno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Questa previsione, spiega l’Agenzia, non si applica alla compensazione dei crediti d’imposta di natura agevolativa – quindi nemmeno al neonato credito d’imposta per investimenti in beni strumentali -, ma solo ai crediti Iva, ai crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e all’Irap. È importante ricordare però che per l’utilizzo in compensazione di tutti i crediti occorre presentare il modello F24 tramite i servizi telematici resi disponibili dall’agenzia delle Entrate.
Calcolo delle cinque quote dell’incentivo in caso di interconnessione in periodo successivo all’acquisto
Cosa succede se si interconnette un bene in un anno successivo a quello in cui lo si è acquistato? Il comma 191 della legge di bilancio 2020 stabilisce esplicitamente che, nel caso in cui l’interconnessione dei beni avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in funzione, “è comunque possibile iniziare a fruire del credito d’imposta per la parte spettante ai sensi del comma 188”, cioè utilizzando intanto il credito d’imposta al 6% per i beni strumentali non 4.0. È lo stesso meccanismo che era in vigore con l’iperammortamento: finché non si interconnetteva il bene, si fruiva momentaneamente del superammortamento e poi si recuperava l’inventivo completo dopo l’interconnessione. Con il nuovo sistema dei crediti d’imposta il dubbio è su come distribuire nel tempo il credito d’imposta al 40% se si è già fruito per uno o più anni di quello al 6%. Le Entrate chiariscono che, in questo caso, si dovrà calcolare il beneficio spettante residuo (al netto quindi di quanto già fruito in virtù del credito al 6%) e poi suddividere la parte rimanente in cinque nuove quote, ricominciando quindi il quinquennio di calcolo dell’agevolazione.
I due anni di osservazione per la “recapture” in caso di disinvestimento o delocalizzazione
Anche per il nuovo credito d’imposta è previsto (comma 193 della legge 160/19) il meccanismo del recapture, cioè la restituzione dell’incentivo fruito quando si fa un disinvestimento o una delocalizzazione dei beni agevolati “entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento”. Questa previsione non vale più per i soli beni 4.0 ma per tutti i beni strumentali. L’Agenzia spiega da quale momento vadano calcolati i due anni di “osservazione”, dicendo che il riferimento letterale all’anno di effettuazione dell’investimento, anziché a quello di entrata in funzione o a quello di interconnessione dei beni “deve imputarsi a un mero difetto di coordinamento formale” dal momento che, senza l’entrata in funzione o l’avvenuta interconnessione dei beni, non ci sarebbe alcun credito d’imposta su cui operare il ricalcolo e neanche l’eventuale riversamento. E quindi il termine finale del “periodo di osservazione” previsto dalla disciplina va correttamente individuato, rispettivamente, con il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello dell’entrata in funzione o a quello dell’avvenuta interconnessione. L’Agenzia sottolinea infine che La possibilità di derogare al recapture effettuando investimenti sostitutivi, cioè comprando altri beni di uguale o maggior valore, si applicano solo per i beni 4.0 indicati nell’allegato A e non quindi per i beni strumentali “semplici”.
Caso di un investimento del 2018 interconnesso nel 2020
Come si applica l’iperammortamento relativamente a un bene che, a fronte di un ordine accettato (con versamento di regolare acconto del 20%) nel dicembre 2018, viene consegnato nel 2020? Sul punto l’Agenzia ritiene che “la mancata consegna (effettuazione) dell’investimento entro la data del 31 dicembre 2019 – termine ultimo previsto dall’articolo 1, comma 30, della legge di Bilancio 2018 – impedisce al contribuente di avvalersi delle disposizioni contenute in tale norma”. In altre parole, con il 31 dicembre “scade” la prenotazione. Si entra quindi sotto la disciplina della legge di bilancio 2019, che aveva prorogato l’iperammortamento modificando però le aliquote. A condizione però che l’investimento venga effettuato (bene interconnesso) entro il 31 dicembre 2020, limite massimo a cui si estende la disciplina della legge di bilancio 2019.
In caso di dubbi siamo a disposizione per approfondimenti tecnici, consulenze preventiva all’acquisto dei beni I4.0 e per le analisi tecniche e relative perizie tecniche giurate e non.